Una volta voi dovete essere stato cavallo.

Un giorno, mentre passeggiavano insieme, Tolstoj si fermò davanti ad un cavallo e cominciò a parlare come se lo stesse facendo al posto dell’animale, raccontandone i sentimenti ed i pensieri. “Non solamente egli s’identificava con esso – scrive Turgenev – ma costrinse anche me a mettermi nell’animo di quell’essere disgraziato. Non mi tenni dal dirgli: Sentite, Lev Nikolaevič, una volta voi dovete essere stato un cavallo.”

“Allora non potevo in nessun modo capire che cosa volesse dire essere chiamato proprietà di un uomo. Le parole “mio cavallo” si riferivano a me, un essere vivo e mi sembravano altrettante strane espressioni “terra mia”, “aria mia”, “acqua mia”.
Ero infelice.
Gli uomini immaginavano che io non appartenessi a Dio e a me stesso come è proprio di ogni essere vivente, ma che fossi proprietà del capostalliere…
Il “mio cavallo”, la “mia terra”, la “mia acqua”.
Queste parole ebbero una grande influenza su di me.
Ci ripensavo di continuo e soltanto in seguito, dopo aver avuto i rapporti più svariati con la gente, capii finalmente il significato che gli uomini attribuiscono a tali strane parole.
Il loro significato è il seguente: nella loro vita gli uomini si lasciano guidare non dalle azioni ma dalle parole.
Amano non tanto la possibilità di fare una cosa, quanto di dire su determinate cose certe parole convenute.
Le parole che considerano molto importanti sono: mio, mia, miei, che usano a proposito di vari oggetti, perfino della terra, degli uomini e dei cavalli.
Si accordano perchè uno solo fra loro possa dire per una data cosa: mia.
E colui che può, secondo le regole di questo gioco, dire mia riferendosi al più gran numero di cose è considerato il più felice di tutti.
Ora sono convinto che la differenza fondamentale che distingue gli uomini da noi consiste proprio in questo.
E perciò, senza parlare di altri nostri vantaggi di fronte agli uomini, possiamo già per questa sola ragione affermare arditamente che, nella scala degli esseri viventi, noi occupiamo un gradino più alto del loro.
Infatti l’attività degli uomini, per lo meno di quelli coi quali ho avuto a che fare, s’ispira alle parole, mentre la nostra è ispirata dai fatti.”

Lev Nikolaevic Tolstoj, Passolungo. Storia di un cavallo.

“Mi è capitato l’estate scorsa di lavorare delle vigne con l’aiuto di un cavallo.
Energia è la parola che ogni volta arriva per prima alla luce.
Fortemente attaccato alla terra, così mi sono sentito in quel momento e non ne faccio una questione suggestiva, elaborata da un freddo ragionamento, parlo solo di sensazioni, sentire.
Tutto qui.
Non tocco temi etici perchè mi interrogo quotidianamente sul giusto e lo sbagliato e risposte non ne trovo.
L’unico mio agire tra gli uomini, gli animali e la natura vorrei fosse sempre dettato dal sentire, sentire l’energia, la vita uscire uscire fuori e aggrapparsi a me.”
F. OriniFrancesco Orini è anche fotografo e questo cavallo lo ha incontrato nel Beaujolais. Alla nomadica ricerca del filo profondo che tiene assieme la sua vita, lo segue come nel deserto si segue il filo invisibile dell’acqua che ogni tanto risale in superficie dandoci finalmente un luogo di riposo e un desiderio di fermarci. Ha deciso di abitare in un camper per essere sempre pronto a ripartire ed è lì che l’ho incontrato una sera di due anni fa uscendo dalla fiera di Cerea. Si sposta molto, ma si ferma anche per lunghi periodi, entrando e attraversando mestieri e persone diverse quando sente che possono essere oasi.

 

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