L’arrivo delle macchine ovvero attrezzatura cercasi.

Beppe,  in attesa di caricare, sembra quasi un capitano di ventura, un Giovanni dalle Bande Nere,  nascosto dietro a uno scudo o a un marchingegno da guerra disegnato da Leonardo Da Vinci .

Stamattina mi ha chiamato Alessandro Dettori e mi ha detto
:” Siamo o non siamo un gruppo di produttori? Questo vorrà pure dire qualcosa. Se ognuno tira fuori dalla cantina o da sotto il ricovero un attrezzo che non usa più, possiamo darti una mano senza troppi problemi.” Proprio durante la mattina stavo scrivendo questo post perchè la storia è ricominciata proprio così, con i primi attrezzi usati avuti in prestito. Mi è sembrato un bel segno del destino oltre che  la solita sintonia con Alessandro.
Poche parole, qualche immagine e le tante cose di cui sono alla ricerca. Eccole qua.

Cosa fare quando avete per le mani un terreno e siete senza attrezzature per lavorarlo? Semplice, o quasi semplice: provate a chiedere a qualche amico viticoltore se ha qualche attrezzo che non usa e che può prestarvi. Nella testa di chi lavora la terra,  l’idea di fondo è quella che è meglio non buttare via mai nulla. Si è sempre stati per la cultura della durata. Almeno fino a pochissimo tempo fa’. Il secondo lavoro di un contadino potrebbe essere conservatore in un museo: sarebbe bravissimo. Ogni attrezzo, anche se sostituito di recente, può sempre venire utile e quindi viene messo in magazzino, e in campagna è più facile che manchino i soldi che lo spazio. Una buona strategia quella della durata e della conservazione degli oggetti, visto che in questo caso ne sto approfittando.
Un trattore cingolato, un ripper a tre punte e dischi, adatto più all’inverno che all’estate, una trincia – indispensabile – e un solforatore, sono quello che sono riuscito a raccogliere in giro per poter fare i primi lavori, gli strumenti di base per arrivare quasi a fine vendemmia. Intanto la ricerca continua. Se avete qualcosa che riposa da troppo tempo sotto il vostro portico o in qualche magazzino, potreste mandarlo a farsi una vacanza in Sicilia per qualche stagione. Ospito volentieri un ripper a cinque punte, un vibrocoltivatore, un aratro a disco o un disco tagliaerba per lavorare il sottofila senza dover decespugliare, un ripuntatore, una vangatrice e un animale

Beppe carica il cingolo con il ripper a tre punte e i dischi. Il pianale del gommato è stato alzato su tronchi e assi per mettersi a livello col piano del camion. Sembra una macchina da guerra su un ponte levatoio.

mangiapietre, visto che a Cerasa ce n’è una infinità e mio padre non è più qua col suo calendario di lavori estivi che prevedeva le spietrature.
Le macchine che vedete se le è portate dal nord Italia sino a Cerasa il signor Alfano, trasportatore gentiluomo di San Giuseppe Jato,  dopo avergli fatto fare un giro in nave  nel mediterraneo. Mi ha aiutato a scaricarle, attaccando e staccando attrezzi, condividendo la rabbia quando restava olio in pressione e gli spinotti non entravano, non battendo ciglio quando una punta del ripper si è portata via un pezzo del pianale.
Li hanno caricati Aurel e Beppe, la cui consulenza tecnica e telefonica è stata bellissima, immancabile ed efficace.

Le macchine arrivano a Cerasa. Il camion accosta alla scarpata per far scendere cingolo e attrezzi ma anche alzando al massimo, la punta del ripper entra nel pianale.

Poche ore dopo l’arrivo del camion, sto gia provando la trincia nel tendone. Non mi pare vero di poter ricominciare a lavorare la terra di Cerasa proprio da quella vigna che in questi anni ha permesso di ridare al Trebbiano di Sicilia una nuova fisionomia. Tengo alto perchè le pietre sono parecchie e anche se la trincia è di seconda mano, sembra nuova e ho paura a rovinarla subito. Bisogna riprendere confidenza.